Focus: Federick Stibbert

10 Aprile 2021

Un ricco dandy inglese dal cuore italiano, incallito collezionista di armerie, costumi, dipinti, arti applicate, creatore di un vero e proprio museo con 56.000 oggetti ospitati in una dimora neogotica, che poi ha lasciato alla città di Firenze.

Scopriamo un po’ della storia di quest’uomo straordinario che ha dato origine al Museo Stibbert, recentemente indicato dal New York Times come uno dei 5 musei più interessanti al mondo da seguire su Instagram.

Frederick Stibbert, Corteo storico 1887 – sito Artribune

Vivere la collezione

Per avere un’idea del personaggio, basta pensare che, oltre a collezionarle, a Frederick Stibbert piaceva molto indossare le armature della sua raccolta, o le repliche fatte appositamente per lui, per creare veri e propri tableaux vivants.

Indimenticabile è stata la sua partecipazione al corteo storico per l’inaugurazione della facciata neogotica del Duomo di Firenze nel 1887, alla quale Stibbert ha dato un contribuito economico. Non contento di sfilare montato su un cavallo riccamente bardato, indossando la replica di un’armatura inglese trecentesca, per l’occasione ha invitato tutti a visitare gratuitamente il suo museo.

Ma partiamo dall’inizio.

Giles Stibbert – sito Pennington Village

La famiglia Stibbert

Nonostante avesse la nazionalità britannica, Frederick era nato a Firenze.

Dopo innumeri viaggi, suo padre Thomas Stibbert (1771-1847), decise di stabilirsi a Firenze probabilmente nel 1835. Thomas era beneficiario dall’enorme ricchezza accumulata dal padre Giles Stibbert (1734-1809). Giles era un uomo di origine modesta, che si era arruolato come soldato nell’esercito della Compagnia delle Indie Orientali (Honourable East Indian Company). Una carriera militare fulminea, lo portò a diventare generale in Bengala. Dopo aver creato una rete di affari locali, che sono stati la base alla sua fortuna, Giles tornò in Inghilterra. Alla sua morte, l’eredità fu divisa tra i tre figli.

Thomas, che era un colonnello dell’armata britannica, dopo essere rimasto ferito in una battaglia in Spagna poco prima della morte del padre, prese congedo dall’esercito per amministrare la parte che gli toccava e iniziò a viaggiare.

Giulia Stibbert 1837 – sito Comune di Firenze

A Firenze Thomas si innamorò di Giulia Cafaggi (1805-1883), una giovane di origine modeste, proveniente dal Casentino. Thomas scrisse al fratello che la sua decisione di vivere a Firenze era dovuta alla mitezza del clima, alla protezione che si dava ai cittadini stranieri e alla libertà di vivere svincolato dagli odiosi obblighi sociali.

La coppia si è stabilita in Via del Cocomero (attuale via Ricasoli) e dalla loro convivenza nacquero Frederick (1838), Sophronia (1840), Erminia (1842) e Giles (1843), che morì a soli 4 anni.

Per garantire l’eredità alla compagna e ai figli, Thomas sposò Giulia. Il matrimonio fu celebrato a Malta nel 1842, perchè all’epoca in Italia non era permessa l’unione interconfessionale, tra un anglicano e una cattolica. Thomas avviò anche il riconoscimento dei bambini, che erano considerati illegittimi perchè nati prima del matrimonio, secondo le leggi del Gran Ducato della Toscana. La legittimazione arrivò il 1 giugno 1846, il giorno dopo la scomparsa di Thomas Stibbert.

Giulia Stibbert con i figli Frederick, Sophronia e Erminia – sito Comune di Firenze

L’educazione di Stibbert

Dopo la morte di Thomas, Giulia divenne tutrice dei figli e della loro eredità. Nonostante le umili origini, Madama Stibbert, come era chiamata, saprà gestire con accortezza l’enorme patrimonio.

Nel 1849 Giulia acquista la villa Mezzeri, sui colli di Montughi, nei dintorni di Firenze, che all’epoca era piena campagna, e si trasferisce con i bambini.

La decisione di mandare Frederick a studiare in Inghilterra per dargli una educazione più adeguata al suo rango non ebbe risultati positivi: il carattere indisciplinato di Frederick non si adeguava alla rigidità dell’educazione britannica, e il ragazzo fu cacciato da più scuole. Alla fine frequentò il Magdalene College di Cambridge, seguendo solo i corsi umanistici o relativi all’arte, senza mai laurearsi.

In questo periodo Frederick si appassionò per il disegno, per i costumi e per l’artigianato artistico, che sono stati alla base dei suoi interessi per tutta la vita.

Frederick Stibbert indossa un’armatura “da cavallo” del 1520 ca. sito Arte.it

Ritorno a Firenze

Diventato maggiorenne, Frederick entrò in possesso dell’eredità e decise di tornare a Firenze nel 1859. Molti hanno pensato che questo giovane inquieto avrebbe sperperato la fortuna accumulata dai suoi antenati, invece segui la tradizione della famiglia Stibbert, e divenne un finanziere oculato. Nonostante gli enormi investimenti che fece per la sua collezione, Frederick seppe mantenere la sua ricchezza per tutta la vita.

Villa Stibbert – Wikipedia

Vivrà sempre con la madre nella dimora a Montughi. Data la comune passione per i cavalli, Frederick acquistò la proprietà contigua di Villa Rosselini per trasformarla in una scuderia. Una decisione che non sarà presa bene in città visto che proprio in quel luogo aveva soggiornato Gioacchino Rossini.

Scuderie Parco Stibbert – Wikimedia Commons

A sovrintendere i cambiamenti della villa, la costruzione delle serre e la ristrutturazione del giardino che la circondava fu incaricato l’architetto Alberto Poggi, artefice delle grandi trasformazioni di Firenze Capitale e, come Stibbert, massone.

Non a caso sembra che molti monumenti che costellano il giardino siano elementi esoterici di un percorso iniziatico alla massoneria.

La limonaia del Parco Stibbert – Wikimedia Commons

Come altri membri della comunità britannica a Firenze, Stibbert era un grande ammiratore di Garibaldi e partì al suo seguito come volontario nella Terza Guerra d’Indipendenza nel 1866, facendo parte di uno squadrone di guide a cavallo.

L’impresa gli valse anche una medaglia al valor militare ma fu l’unica volta che segui l’esempio della tradizione militare dei suoi antenati.

Frederick Stibbert – Wikipedia

Stibbert per tutta la vita viaggerà costantemente coniugando piacere, affari e la ricerca degli oggetti per la sua collezione. Le mete non si limitarono all’Europa e al Regno Unito, ma si estesero alla Turchia, alla Russia, all’Egitto (dove potè assistere all’inaugurazione del Canale di Suez) e agli Stati Uniti. La passione per il disegno non lo ha mai abbandonato, e porterà sempre con se i quaderni dove annotava i costumi civili e militari dei popoli con cui veniva in contatto.

 

Museo Stibbert – Wikimedia Commons

La collezione di Stibbert

All’inizio Stibbert accumula i pezzi della sua collezione nella residenza fino al punto che la madre Giulia inizia a manifestare una certa insofferenza nel vedere la casa riempirsi di oggetti. Per questo nel 1874 Stibbert decide di acquistare la proprietà contigua di Villa Bombici e successivamente di unire i due edifici.

Il trait d’union di questa ristrutturazione dal gusto neogotico ed eclettico è poi diventato il magnifico Salone delle Cavalcate. Il giardino, notevolmente ampliato, sarà trasformato in un parco romantico.

Il Salone della cavalcata del Museo Stibbert – Wikipedia

Mentre in quel periodo molti collezionisti si dedicavano esclusivamente a dipinti o sculture gotiche e rinascimentali, i variegati interessi di Stibbert lo portarono a collezionare armerie di varie culture, costumi, e arti applicate, dove ogni oggetto era scelto accuratamente.

Il cuore delle collezioni di Stibbert sono le armature di origine occidentale e islamica esposte come delle vere e proprie armate. Già avanti con gli anni, si dedicò alla raccolta di armerie orientali e le molte armature di samurai che ha acquistato dal Giappone, formano oggi la collezione più importante al mondo al di fuori del paese del Sol Levante.

Sala Giapponese

Seguendo la tradizione del restauro Ottocentesco, i pezzi eventualmente mancanti o danneggiati erano riprodotti esattamente uguali agli originali. Per questo Stibbert si avvaleva dagli abilissimi artigiani di Firenze. Oltre al restauro, era importantissima la produzione dei manichini, che dovevano esaltare le caratteristiche fisiche dei soldati. Per le armature giapponesi, Stibbert acquistò anche i manichini molto realistici realizzati da un importante artista nipponico.

La sala islamica

L’allestimento delle sale

Stibbert aveva doti da un talento teatrale e lo dimostrano la cura con cui si è dedicato alla scenografia che doveva ospitare la sua collezione.

Ogni parte della casa aveva un allestimento che corrispondeva agli oggetti esposti: ne è testimone la sala delle armature islamiche in cui la decorazione è in stile moresco, ispirata all’Alhambra, in Spagna. Atmosfere neomoresche che si trovano proprio in questo periodo anche a Firenze , come testimoniano lo stile della Sinagoga di Firenze e lo scomparso Teatro Alhambra, che sorgeva dove è l’attuale l’edificio del giornale La Nazione.

Ospiti illustri

Stibbert amava ricevere ospiti e fargli vedere quello che ha sempre chiamato il “mio museo”, la vera ragione della sua vita. Nel parco, si divertiva a portare personalmente gli amici nel laghetto con una piccola barchetta chiamata Venezia per raggiungere l’isola al centro, dove sorge il tempietto neoegizio. In un periodo in cui imperversava l’egittomania, l’isola di Stibbert doveva sembrare stupefacente.

Tra i tanti ospiti eccellenti hanno visitato la dimora di Stibbert, si distinguono la Regina Vittoria, Oscar Wilde e Gabriele D’Annunzio.

La Regina Vittoria – Wikipedia

Il legato a Firenze

Incurante delle convenzioni sociali, Stibbert come Oscar Wilde visse orgogliosamente una vita da dandy: non volle mai sposarsi e avere figli, per potersi dedicare unicamente al suo museo.

Il 10 aprile 1906 il cavalier Federick Stibbert moriva a Firenze, lasciando nel testamento la Villa Montughi e le sue collezioni al governo Britannico, con il vincolo però di instituire un ente autonomo per l’apertura di un museo. Nel caso i rappresentanti di Sua Maestà avessero declinato il legato, questo sarebbe passato alla città di Firenze, come poi avvenne. Il Museo Stibbert viene istituto con Regio Decreto il 12 aprile del 1908 e aperto al pubblico l’anno successivo.

Dopo anni incerti in cui la collezione ha subito trasformazioni e cambiamenti, gli ultimi direttori del museo si sono impegnati per riportare la casa museo di Frederick Stibbert alla sua forma originale: esattamente come il favoloso proprietario, che si era impegnato tutta la vita per progettarla, ce l’aveva lasciata.

Frederick Stibbert

Stibbert amava definirsi “inglese di origine, italiano di affetto”. Dobbiamo davvero ringraziare questo straordinario “anglobecero” (il modo come i fiorentini apostrofavano scherzosamente la folta comunità degli inglesi che viveva a Firenze), che ci ha regalato un simile gioiello.

Per tutte queste ragioni la visita al parco e al Museo Stibbert è una esperienza unica e davvero indimenticabile!

Credo abbiate capito che sono innamorata di questo museo e ovviamente l’ho messo nella lista dei posti da non perdere a Firenze nell’intervista che mi ha fatto la blogger Francesca in Italy.

Testo: Katia Martinez

Consigli di lettura sulla vita di Stibbert e sul Museo

  • C. Clearkin, S. Di Marco, A tale of three cities, Calcutta, Southampton and Florence: the Stibbert family and museum, «The British Art Journal», IX/3 (2009), pp. 43-54.
  • Museo Stibbert. Guida alla visita del museo, Firenze, Polistampa, 2011.