Febbraio a Firenze e in Toscana

Seguendo il ciclo iniziato con il mese di gennaio, cerchiamo i significati e le tradizione relative al secondo mese dell’anno, e alcune delle sue rappresentazioni nel territorio Toscano.

La febbre purificatrice

Il nome del mese deriva dal latino “februare” ovvero purificare. In origine, secondo il calendario romano, l’anno cominciava dalla luna piena di marzo e durava 10 mesi e ai giorni d’inverno non era assegnato nessun mese. Questo spiega il perchè dei nomi dei mesi da settembre a dicembre: erano il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo.

Fu Numa Pompilio, secondo Re di Roma, ad aggiungere nel 713 a.C. gennaio e febbraio al calendario. Febbraio era quindi l’ultimo mese dell’anno e fu solo a partire dalla istituzione del calendario giuliano che divenne il secondo.

Calendario romano

Febbraio è da sempre stato considerato come un momento di transizione, dalla fase più fredda e buia dell’inverno, all’inizio di un cambiamento che porta verso la luce. In questo contesto si inseriscono i riti di passaggio e di purificazione, tipici di questo mese in molte tradizioni. E qui arriviamo alla febbre purificatrice.

Tra le più importanti festività del mese nell’Antica Roma, il 14 si svolgevano i rituali di purificazione in onore a Febbruus, una divinità etrusca legata alla morte e alla purificazione, che poi fu soppiantato dal culto della dea romana Febris, dea della febbre e della guarigione, particolarmente venerata in aree affette della malaria.

Inoltre, tra il 13 e il 15 si svolgevano i Lupercalia, sfrenati riti ancestrali propiziatori per la purificazione e per favorire la fecondità dedicati al dio Fauno, nella sua accezione di Luperco.

In un momento particolare delle manifestazioni le donne giravano per le strade portando ceri o fiaccole accese, simbolo di luce, per purificare la città.

Queste tradizioni sono state assimilate e sostituite nella tradizione cattolica. Il Papa Gelasio I (492-496) ottenne dal Senato l’abolizione dei Lupercali, che furono sostituiti con la Candelora, mentre il 14, inizialmente fu dedicato, non a caso, al culto di Santa Febronia (successivamente spostato al 25 giugno) per passare poi alla celebrazione di San Valentino, vescovo di Terni, martire e soprattutto patrono degli innamorati. Se vogliamo trovare un filo conduttore, si passa dagli dei della febbre alla febbre d’amore, che è sempre un elemento di purificazione.

A parte gli scherzi, il cristianesimo ha cercato di sradicare molte delle usanze pagane, inglobandole nella sua liturgia e rivestendole di un nuovo significato.

Le vittime illustri della febbre in Toscana

Purtroppo non abbiamo raffigurazioni delle divinità etrusca e romana della febbre, tuttavia, dato che la malaria per secoli ha assolato il territorio toscano, troviamo raffigurazioni di vittime illustri della febbre della famiglia Medici. Nel 1562 ne morirono la duchessa Eleonora di Toledo (che già soffriva di tubercolose) e due dei suoi figli, Giovanni e Garzia di rispettivamente 19 e 15 anni.

Alla Galleria degli Uffizi possiamo vedere due dei ritratti realizzati da Agnolo Bronzino, considerati tra i più belli della storia dell’arte, Il primo, databile al 1544, raffigura Giovanni de’ Medici con il cardellino.

Ritratto di Giovanni de’ Medici. Agnolo Bronzino – Gallerie degli Uffizi

Questo bambino paffutello, che ci sorride mostrando due dei suoi dentini, era il quarto figlio di Cosimo I ed Eleonora e il secondo maschio, e perciò secondo la tradizione, destinato alla carriera ecclesiastica. Probabilmente questo spiega il rosso del colore della veste e gli attributi di Cristo come il cardellino e il pendente di corallo. Giovanni era diventato cardinale nel 1560, e non riuscì a diventare Papa, come auspicato dalla famiglia, perchè due anni dopo venne colpito dalla febbre.

Ritratto di Eleonora di Toledo e Giovanni de’ Medici. Agnolo Bronzino – Gallerie degli Uffizi

Il secondo dipinto è del 1545 e raffigura Eleonora con suo figlio Giovanni, di circa due anni. Sul fondo blu lapislazzuli si stagliano i personaggi e risalta ancora di più il volto pallido di Eleonora. I melograni che decorano il suntuoso abito di broccato sono il simbolo della fertilità di Eleonora, testimoniata del resto dalla sua numerosa prole.

Abiti funebri di Don Garzia de’ Medici – Museo della Moda e del Costume

Invece al Museo della Moda e del Costume, nella esposizione permanente possiamo vedere gli abiti funebri di Eleonora e di Don Garzia. Dalle prime ricognizioni nella tomba alla metà del Ottocento, si pensava che Eleonora fosse stata sepolta con lo splendido abito raffigurato dal Bronzino nel suo dipinto. Invece, un accurato restauro e gli studi effettuati sulle vesti, hanno dimostrato che così non è. Il delicato stato di conservazione non permette l’esposizione tridimensionale dell’abito, ma merita la visita.

Abiti funebri di Eleonora di Toledo – Museo della Moda e del Costume

La Candelora

Torniamo al mese di febbraio. Uno degli episodi più importanti del cristianesimo celebrati in questo periodo è la presentazione di Gesù al Tempio di Gerusalemme. Secondo il rito ebraico, a 40 giorni dalla nascita di un bambino maschio, la madre si recava al tempio per presentare il figlio e per compiere il rito della sua purificazione. Fino al VI secolo i 40 giorni si contavano a partire dall’Epifania, quindi la celebrazione cadeva proprio il 14 di febbraio, per combattere i riti dei lupercali di difficile eradicazione. La ricorrenza fu spostata da Giustiniano a 40 giorni dal Natale, quindi il 2 febbraio, data nella quale ancora oggi viene celebrata.

In Toscana, una delle rappresentazioni più significative di questo episodio fu realizzata da Ambrogio Lorenzetti nel 1342 per il Duomo di Siena, e attualmente può essere vista alla Galleria degli Uffizi.

Presentazione al Tempio. Ambrogio Lorenzetti, 1342. Gallerie degli Uffizi

In questa bellissima tavola, firmata dall’artista, il Tempio è rappresentato come una chiesa, con colonne di marmo, archi, volte stellate e un pavimento di marmi policromi con fughe che accentuano la profondità della scena. Maria è vestita con il tradizionale colore rosso e blu, e tiene in mano il manto bianco con il quale avvolgeva il bambino, mentre Giuseppe è un po’ in disparte. Al centro l’anziano sacerdote si prepara a sacrificare le tortore portate in dono dai genitori. Questo momento segna il primo riconoscimento di Gesù come il Messia da parte del vecchio sacerdote Simeone che tiene Gesù in braccio e si riferisce a lui come la “luce da illuminare le genti”, e dalla profetessa Anna, una vedova ottantaquattrenne che non si allontanava mai del tempio, che regge un cartiglio con un passo del Vangelo di Luca nel quale è narrato l’episodio. E’ bellissimo il dettaglio della manina di Gesù che sbuca dalle fasce: anche Lui, come tutti i bambini, si ciuccia il ditino.

Questa celebrazione liturgica viene chiamata anche Candelora, e si benedicono le candele, che sono il simbolo di Cristo luce nel mondo, come detto da Simeone e ci riportano ai riti pagani dei ceri come elementi di purificazione.

Le attività del mese di Febbraio

La tradizione contadina attribuiva un significato dal punto di vista meteorologico, nel passaggio dal clima invernale a quello primaverile. Prima delle previsioni meteo, un proverbio popolare diceva che:

“Per la Santa Candelora

se nevica o se plora

dell’inverno siamo fora;

ma se è sole o solicello

siamo sempre a mezzo inverno”

Ci sono tanti proverbi legati al mese di febbraio, che parlano soprattutto delle condizioni metereologiche legate al raccolto e alle riserve alimentare, come per esempio:

“Pioggia di febbraio, empie il granaio”

Oppure della sua brevità:

“Febbraio, febbraiello, cortino e bugiardello”

Il Ciclo dei mesi alla Cattedrale di San Martino a Lucca

Nei bassorilievi del Ciclo dei mesi nella facciata del Duomo di San Martino a Lucca, iniziata nel 1233 da un gruppo di maestri lombardi, possiamo osservare che il mese di Febbraio è dedicato alla pesca.

 

Dettaglio di febbraio del Ciclo dei Mesi – Lucca

In questo periodo di pandemia dove in ogni luogo ci misurano la febbre, e un piccolo aumento della temperatura può spingerci nell’angoscia più assoluta, è bello vedere la febbre da un altro punto di vista!

Buon febbraio a tutti!