
Tutte le persone coinvolte avrebbero dovuto trattare l’ebanista come se fosse un’altra persona, un fannullone chiamato Matteo Manini. La congiura fu articolata così bene e coinvolse così tante persone che il poveraccio, sentendosi apostrofare da chiunque con questo nome, entrò in una vera e propria crisi d’identità. Una volta rivelata la burla, il legnaiolo si vergognò così tanto di esserci cascato che decise di lasciare Firenze, trasferendosi in Ungheria, dove però fece fortuna.